I PIWI

PIWI – vitigni resistenti alle malattie fungine

La Vitis Vinifera esisteva già 55 milioni di anni fa ed è giunta fino ai giorni nostri, resistendo a continui cambiamenti sia dell’ambiente che del clima, questo ci fa capire che la conservazione della specie è stata possibile solo alla naturale propensione di quest’ultima all’incrocio.

Riuscire a ottenere vitigni resistenti alle malattie senza dover fare trattamenti di alcun genere sembra l’unico modo per una viticoltura libera da trattamenti chimici, oidio e peronospora, sono le malattie più diffuse e dannose, entrambe causate da funghi microscopici. L’unica possibilità è quella di creare nuove varietà attraverso ibridazioni interspecifiche, cioè incroci fra piante di vitis vinifera e vitis di origine americana e asiatica, che non sono soggette agli attacchi crittogamici. 

Una via complessa perché bisogna fare in modo che la pianta risultante abbia la resistenza della pianta non vinifera ma conservi la capacità di produrre un vino di buona qualità senza tracce di gusto foxy, “volpino” tipico degli ibridi tra viti europee e americane creati, dal 1880 al 1934 in Francia, per resistere all’altro grande flagello della vite, la fillossera.

Oggi tutto questo è possibile grazie ad incroci di vitigni tra diverse specie di vite che sono detti PIWI (acronimo di PilzWiderstandsfähige), che in tedesco significa proprio “resistenti ai funghi”, non legali, o quasi, in Italia fino a 10 anni fa, mentre la Germania è dal 1950 che studia queste varietà e li utilizza dagli anni 70 per produrre vino da uve Bronner bianca e Regent nera.

In Italia, da pochi anni, alcune regioni, Trentino Alto Adige – Veneto e Friuli Venezia Giulia, hanno inserito tali varietà tra i vitigni idonei alla coltivazione. Le varietà PIWI iscritte al Registro Nazionale delle Varietà di Vite sono 19, di cui 10 a bacca bianca e 9 a bacca, l’uso delle varietà in osservazione è consentito solo per i vini IGT e comuni.

L’occasione per approfondire la conoscenza di questi vitigni e vini è stata una serata organizzata dalla Delegazione Fisar Biella presso il Ristorante “al buon ricordo” con una presentazione sull’argomento per poi passare al clou della serata con la degustazione di quattro vini PIWI:

Santacolomba 201. Bianco Vigneti delle Dolomiti IGT
“Cantina Sociale di Trento”,

Vino bianco prodotto con uve di viti resistenti di Solaris, Bronner e Johanniter,

Colore giallo paglierino intenso, al naso floreale con spiccate note agrumate di pompelmo rosa e cedro, riscontrabili anche al gusto con aggiunta di nota vegetale aromatica, finale lievemente amarognolo che ricorda il miele di castagno.

Lauro 201. “Filanda de Boron”

Vino ottenuto da vigneto resistente (nessun trattamento), spumante millesimato di Solaris metodo Charmat Extra dry, vino vegano, il colore si presenta giallo paglierino scarico, con profumi tipici di montagna e un interessantissimo contrasto tra dolcezza e acidità.

Santacolomba 201. Brut Nature “Cantina Sociale di Trento”,

spumante Metodo Classico prodotto con uve di viti resistenti di Solaris, Bronner e Johanniter, ha colore paglierino brillante, con perlage sottile e persistente, i profumi sono fruttati ed eleganti con leggere fragranze di lievito, al gusto prevale mineralità e freschezza. 

Dedit 201. “Filanda de Boron”

vino ottenuto da vigneto resistente (nessun trattamento),vino a fermentazione spontanea di Solaris con lieviti indigeni, fermentazione spontanea in barriques di acacia, non filtrato, vino vegano, colore giallo paglierino intenso, con note al naso che richiamano climi di altre latitudini e spaziano dalla frutta secca fino alla frutta gialla matura

di Luigi Terzago

 

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